la centralità del tema demografico e migratorio per l’Italia del futuro.

A quanto ammontano gli stock e i flussi migratori in Italia e nei Paesi del G7? In questa nota mettiamo in rapporto i loro numeri con le informazioni contenute nel nuovo rapporto annuale Istat “La situazione del Paese” 2023. Il rapporto di quest’anno attribuisce una grande attenzione al tema demografico, fotografando nel primo capitolo cosa sta accadendo oggi in Italia rispetto alla natalità e alle dinamiche dei flussi migratori nel nostro Paese. 

28.07.2023

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Il rapporto Istat

Venerdì 7 luglio è stato presentato il rapporto annuale Istat 2023. Il primo capitolo, “L’Italia tra eredità del passato e investimenti per il futuro” è dedicato a fornire un quadro macroeconomico, demografico e generazionale della condizione italiana. 

Residenti e nascite

I residenti in Italia al 31 dicembre 2022 erano 58.850.717, di cui 5.050.257 cittadini stranieri. Nel biennio 2020-2021 i residenti sono calati di 611 unità, proseguendo la tendenza denominata “inverno demografico”: i figli per donna nati nel 2022 sono stati 1,24. Dalla metà degli anni ‘70 ad oggi il valore continua ad essere gradualmente sempre più lontano dal livello di 2,1 nati per donna, che garantisce il teorico equilibrio nel ricambio generazionale necessario per mantenere costante la popolazione. 

Stock e flussi

Per interpretare con maggiore dettaglio le informazioni fornite dal rapporto Istat rispetto ai numeri delle migrazioni, abbiamo scelto di mettere a confronto i numeri Italiani con quelli degli altri Paesi del G7, utilizzando due tipi di grandezze: stock e flussi. 

Nello specifico, nella tabella 1, relativa agli stock, sono presenti i numeri complessivi di individui nati all’estero e residenti in uno dei sette Paesi nell’ultimo anno disponibile, nel nostro caso il 2020. Comprende dunque sia gli stranieri residenti da tanti anni, sia chi è arrivato da poco. 

La tabella relativa ai flussi rappresenta invece il numero complessivo di persone nate all'estero e arrivate in uno dei sette Paesi selezionati nel corso dell’anno 2020. 

Il G7 (Gruppo dei 7) comprende le 7 nazioni più industrializzate del mondo: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti. 

Stock di migranti nei Paesi del G7

Tabella 1. I migranti internazionali presenti nei Paesi del G7 nell’anno 2020.

Fonte: United Nation, International Migrant Stock, 2020.

Tabella 1. I migranti internazionali presenti nei Paesi del G7 nell’anno 2020.

Nella tabella 1 possiamo osservare che la distribuzione di popolazione straniera all’interno dei Paesi del G7 è piuttosto eterogenea. Canada e Germania rappresentano i due Paesi con le politiche migratorie più favorevoli all’accoglienza, al contrario, agli ultimi posti notiamo i Paesi culturalmente e storicamente meno favorevoli all’apertura. Il valore estremamente basso del Giappone deve essere valutato considerando che il contesto asiatico in termini di mobilità e politiche migratorie è considerevolmente diverso rispetto a quello che caratterizza i paesi occidentali.

 

Impatto della guerra in Ucraina sui flussi migratori verso l’Italia

La guerra tra Russia e Ucraina ha avuto un impatto significativo sui flussi migratori verso l'Italia. Le donne e i minori rappresentano la maggioranza dei cittadini ucraini che hanno cercato protezione temporanea nel Paese. Al 30 aprile 2023, in Italia sono stati registrati 156.000 permessi di soggiorno validi per protezione temporanea concessi ai cittadini ucraini, con le donne che costituiscono il 71,1% di questa presenza e i minori oltre il 36,4%.

Questa dinamica ha attenuato leggermente la perdita complessiva di popolazione in Italia e riportando i flussi ai livelli pre-pandemici. Nel 2022, infatti, le iscrizioni anagrafiche dall'estero sono aumentate del 13,3% rispetto al 2021, raggiungendo 361 mila nuove iscrizioni, in linea con la tendenza all'aumento osservata nel periodo pre-COVID (+8,4% rispetto al 2019). D'altra parte, le cancellazioni anagrafiche per l'estero sono diminuite del 16,7% rispetto all'anno precedente, scendendo a 132mila nel 2022.

Confronto tra i Paesi del G7 sui flussi migratori

Nella tabella 2 osserviamo il confronto tra i flussi migratori verso l’Italia e quelli verso gli altri Paesi del G7 per l’ultimo anno disponibile ossia il 2020. Spicca la differenza tra la Germania e il resto dei paesi. Si noti che i valori non tengono conto degli afflussi temporanei derivanti dalla guerra in Ucraina descritti sopra. 

 

Tabella 2. I migranti internazionali arrivati nei Paesi del G7 nell’anno 2020*.

Fonte: Oecd, international Migration Dataset, 2021. *I dati relativi al Regno Unito non sono disponibili.

Composizione di genere degli immigrati in Italia

Dopo un lungo periodo caratterizzato da una netta prevalenza della componente maschile, negli ultimi vent'anni i flussi migratori in Italia hanno registrato un sostanziale equilibrio di genere, grazie al bilanciamento tra flussi prevalentemente maschili, come quelli provenienti dall’Africa e flussi prevalentemente femminili, come quelli provenienti dall’Europa Centro-orientale. Al 1° gennaio 2022, le donne rappresentavano il 49,3% del totale degli stranieri non comunitari di 18 anni e più con un regolare permesso di soggiorno. Tuttavia, esistono ancora differenze significative tra diverse nazionalità. Ad esempio, alcune comunità di origine africana mostrano una prevalenza maschile, mentre quelle provenienti dall'Europa centro-orientale presentano uno sbilanciamento verso il genere femminile.

Il rapporto Istat evidenzia come i ricongiungimenti familiari costituiscono il principale motivo di ingresso nel nostro Paese (50,9% nel 2021), con le donne che rappresentano il 74,2% dei cittadini non comunitari con più di 18 anni entrati in Italia per motivi familiari al 1° gennaio 2022. Nel corso degli anni, si è osservato un progressivo equilibrio di genere anche tra le principali cittadinanze non comunitarie presenti in Italia, come la comunità marocchina e quella albanese.

Prospettive demografiche future 

Infine, il documento evidenzia come le dinamiche demografiche registrate in Italia siano condivise dalla maggior parte dei paesi europei; senza l'immigrazione, la popolazione europea si sarebbe infatti ridotta di mezzo milione nel 2019. Complessivamente, nel 2020, l'Unione Europea ha registrato una diminuzione di circa 100.000 persone a causa di una combinazione di calo delle nascite, aumento dei decessi e diminuzione dell'immigrazione netta.

Tuttavia è interessante notare che paesi come la Germania, sono riusciti a coniugare una politica di apertura ai flussi migratori a una politica di misure a supporto di giovani, donne e famiglie che hanno consentito un rialzo della fecondità.

bibliografia.

Commissione europea, Statistiche sull’immigrazione nella società europea
https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/promoting-our-european-way-life/statistics-migration-europe_it#flussi-da-e-verso-lue

Istat, Rapporto annuale 2023, la situazione del Paese, 2023
https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2023/Rapporto_Annuale_2023.pdf

Migration Data Portal
https://www.migrationdataportal.org/

United Nations, Handbook on Measuring International Migration through Population Censuses, 2017
https://unstats.un.org/unsd/statcom/48th-session/documents/BG-4a-Migration-Handbook-E.pdf 

United Nations, International Migrant Stock, https://www.un.org/development/desa/pd/content/international-migrant-stock 

United Nations, World Population Prospect, 2022
https://population.un.org/wpp/

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