Sorry, you don't have access to this page

Abbracciare il cambiamento. Embracing change: il rapporto Randstad Flexibility@work 2021

Le strategie di uscita dalla pandemia rafforzano la necessità di un mercato del lavoro più competente, digitalizzato, sicuro e sostenibile per tutti. Soltanto se lavoratori e management saranno capaci di avanzare in tal senso sarà possibile affrontare le sfide già presenti e quelle che ci attendono nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

 

16.03.2021

10 minuti: tempo di lettura

L’anno appena trascorso ha avuto caratteristiche eccezionali ed imprevedibili. Nonostante i cambiamenti radicali avvenuti e ancora in corso, come la forte diffusione del lavoro da remoto, gli imperativi preesistenti non sono cambiati e si sono semmai rafforzati. Cresce l’importanza della capacità di adattarsi, di trasferire abilità in direzione di nuove competenze. La tecnologia traina la domanda di competenze, in particolare quelle scientifiche. La richiesta di maggiore flessibilità e capacità di collaborare viene non solo dalle aziende ma anche dall’approccio al lavoro delle nuove generazioni. Conteranno i megatrend, come l’invecchiamento della popolazione, la sostenibilità dei sistemi di welfare e la necessità di politiche adeguate verso l’immigrazione.

il rapporto.

Ogni anno, un rapporto internazionale Randstad apre alcune prospettive su nodi correnti e problematiche future.  Flexibility@work 2021 giunge all’appuntamento sull’onda della pandemia ancora in corso e si intitola “embracing change”, abbracciare il cambiamento. È in linea con gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti dall’Agenda ONU 2030: la garanzia di lavoro e salario soddisfacenti per tutti, la tutela della sicurezza e della salute fisica e mentale dei lavoratori di tutto il mondo. Le sfide si legano in maniera stretta ai principali megatrend che stanno impattando sul mercato del lavoro (di cui Randstad Research si è già occupato in un precedente rapporto), primi fra tutti la digitalizzazione e l’invecchiamento demografico.

cosa ci aspetta negli anni a venire.

Il Rapporto flexibility@work 2021 si apre con i punti di vista di autorevoli studiosi e rappresentanti del mondo del lavoro e delle istituzioni.

Più diritti per tutti

Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente e profondamente sotto l'impatto della tecnologia, dei cambiamenti climatici, della globalizzazione e della demografia. Guy Ryder (Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ILO) sottolinea come, qualsiasi saranno le sfide che ci si porranno davanti, il capitale umano rimarrà sempre il fattore più importante. Avere accesso ad una retribuzione soddisfacente, vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti, disporre di un’adeguata protezione sociale e risolvere i conflitti attraverso il dialogo sociale, sono gli obiettivi principali previsti dalla “Decent Work Agenda” promossa dall’ILO.

Transizione digitale in chiave “smart”

La pandemia ha consentito di testare i confini e il potenziale delle tecnologie digitali in relazione a molteplici aspetti, tra cui il lavoro a distanza. Stefano Scarpetta (Direttore per l’impiego e gli affari sociali, OECD) si focalizza nel rapporto sulla necessità di trarre insegnamento dall’esperienza dell’ultimo anno per passare dal lavoro a distanza al lavoro “smart”. Occorre trovare nuove modalità efficienti per lo svolgimento delle attività che sappiano rispondere alle forme di interazioni ibride che ci aspettano. Una nuova organizzazione del lavoro deve tenere conto dell’importanza di investire nelle competenze del capitale umano per permettergli di adattarsi in maniera agile e scongiurare l’accrescere delle polarizzazioni.

Policy: l’importanza di un dialogo sociale rafforzato

A fronte di una crescente instabilità nel mondo del lavoro, Sharan Burrow (Segretaria Generale International Trade Union Confederation, ITUC) mette al centro della sua riflessione la necessità di un contratto sociale aggiornato tra lavoratori, governi ed aziende che affronti le incertezze rispetto al futuro e aiuti a garantire condizioni di partenza più eque. Ad oggi, ad esempio, il 40% della forza lavoro mondiale non è ancora digitalmente connessa e questo è soltanto uno dei gap ancora da colmare rispetto allo smart working. Nel nostro rapporto dedicato al tema abbiamo parlato di questo ed altri ostacoli oggi al centro del dibattito, come ad esempio le modalità secondo le quali conciliare vita lavorativa e privata nella pratica del lavoro da remoto. Allo stesso tempo, i lockdown generalizzati hanno fatto insorgere preoccupazioni rispetto alla salute mentale dei lavoratori da remoto. Il futuro va costruito impegnandosi collettivamente per garantire il benessere condiviso e il mantenimento di un ambiente stabile.

Adattabilità

L’apprendimento deve muoversi di pari passo con la tecnologia. David Hoey (CEO, WorldSkills) centra il suo intervento su una parola: “adattabilità”. Secondo Hoey, in primo luogo è necessario accettare che il mondo del lavoro di oggi non è lo stesso degli anni passati, in secondo luogo va compreso che gli attori del cambiamento siamo tutti: i lavoratori, le aziende private, i governi. Il settore formativo svolge il principale compito nella costruzione delle competenze dei singoli, ma per rispondere alle necessità attuali e sapersi adattare con costanza a queste vanno aggiunte skill specifiche: l’adattabilità in primis, ma anche la flessibilità e la resilienza.

ridefinire il lavoro nel segno della flessibilità, dell’inclusività e del digitale.

Il mondo del lavoro ha subito trasformazioni enormi negli ultimi 60 anni, principalmente nel segno di nuove forme di flessibilità per le organizzazioni e per il lavoratori. Sono state due le forze che hanno maggiormente trainato il cambiamento: la richiesta di rinnovamento e di nuove competenze da parte delle aziende e la necessità di un cambiamento culturale nei Paesi ad alto reddito. Le tecnologie moltiplicano enormemente i sipari di cambiamento, ma portano con sé anche nuove sfide che richiedono un rinnovamento sociale. 

le competenze nell’era dell’automazione.

L’innalzamento dei livelli di studio ha contribuito a concentrare le nuove opportunità lavorative intorno alle aree urbane a livello mondiale. Le tecnologie innovative hanno creato più posti di lavoro rispetto a quanti ne hanno automatizzati, tuttavia hanno anche modificato le skill che vengono richieste nei mercati del lavoro globali. Servono grandi sforzi per la riqualificazione, l’aggiornamento e le riconversioni professionali, i cosiddetti “reskilling” e “upskilling” e che interessano i lavoratori di tutte le filiere. La formazione continua per tutto il corso della vita dovrà diventare parte integrante delle singole carriere. Come già anticipavamo nell’ultimo rapporto Randstad Research, il miglioramento continuo delle competenze, che combina quelle strettamente professionali, tecniche e scientifiche con quelle trasversali, sarà un requisito fondamentale per affrontare con successo le grandi trasformazioni che attraverseremo nei prossimi anni.

un mercato del lavoro sostenibile.

Ad oggi la media di ore lavorate si è abbassata nei Paesi OCSE. Questo è un primo passo, ma molto resta ancora da fare per affrontare il grande mismatch ancora presente su scala globale tra chi possiede le competenze e i luoghi in cui queste sono richieste. Inoltre, la discriminazione e l’esclusione sociale rimangono ancora spesso una barriera nel mondo del lavoro. A ciò si aggiunge il forte innalzamento demografico: le Nazioni Unite segnalano che entro il 2030 ci saranno nel mondo 27 Paesi con alte quote di anziani, nazioni nelle quali una persona su cinque ha superato i 65 anni. L’Italia è già tra queste oggi. Per mantenere in equilibrio i singoli mercati del lavoro è necessario favorire la mobilità di talenti giovani, ad esempio quelli provenienti dai mercati emergenti e che rappresentano il 54% dei laureati del mondo.

alcune prospettive.

Come sostenuto nel rapporto da Jacques van den Broek, amministratore delegato di Randstad, il mondo del lavoro offre opportunità migliori di anno in anno anche se cresce in maniera meno prevedibile e richiede più agilità che mai. La collaborazione tra stakeholders pubblici e privati, soprattutto rispetto alla circolazione dei dati, aiuterà a prevedere le domande del mercato del lavoro tracciando i bisogni e permettendo di valutare in anticipo le capacità dei mercati di soddisfarli. Effetti positivi saranno però possibili soltanto se i governi, le parti sociali, le aziende e i lavoratori stessi si muoveranno insieme per plasmare i contorni di un nuovo mercato del lavoro.

 

categorie note